Fisica moderna · percorso interattivo

Introduzione alla fisica quantistica

Sei moduli, ciascuno con la propria teoria, la propria simulazione interattiva, i propri esercizi guidati e il proprio quiz. Dal corpo nero alla funzione d'onda: l'intuizione classica qui non basta, e questo fa parte del percorso.

Introduzione

Che cosa faremo, e perché è andata così

Il percorso in sei moduli, il modo di lavorare, e la storia dei ventisette anni in cui la fisica ha cambiato idea sulla materia e sulla luce.

Il problema di partenza

Nel 1894 il fisico americano Albert Michelson scriveva che le leggi fondamentali della fisica erano state tutte scoperte, e che al futuro restava il compito di misurare le costanti con più decimali. Non era una posizione stravagante: la meccanica di Newton reggeva da due secoli, l'elettromagnetismo di Maxwell aveva unificato luce, elettricità e magnetismo, la termodinamica funzionava. Sembrava un edificio finito.

Restavano però alcuni fenomeni marginali che nessuna di quelle teorie spiegava. Non spiegava male: non spiegava affatto. In tre casi la fisica classica, applicata correttamente, produceva un risultato palesemente assurdo — un'energia infinita, un atomo che collassa in un centomilionesimo di secondo, un urto che non dovrebbe avvenire. Quei tre casi non erano dettagli da sistemare: erano le crepe da cui, tra il 1900 e il 1927, è uscita una fisica nuova.

Questo percorso segue quelle crepe una per una. Non nell'ordine in cui è comodo enunciare le formule, ma nell'ordine in cui i fisici ci sono arrivati: prima l'esperimento che non torna, poi l'ipotesi che lo salva, poi il prezzo concettuale da pagare.

I sei moduli

Come funziona ogni modulo

Dentro ciascun modulo trovi quattro schede, pensate per essere usate in quest'ordine.

  • Teoria — il fenomeno, il conflitto con la fisica classica, l'ipotesi che lo risolve. Con i diagrammi e i passaggi espliciti, non solo il risultato.
  • Simulazione — le stesse grandezze, ma manovrabili. Ogni simulazione ha un riquadro "che cosa osservare" con tre o quattro esperimenti mirati: fanne almeno uno, perché alcune conclusioni si capiscono solo vedendole cambiare.
  • Esercizi — problemi con verifica del risultato, aiuti progressivi che non rivelano la risposta e svolgimento completo. Quando sbagli, il riscontro prova a diagnosticare dove si è rotto il conto: unità confuse, un fattore 2, \(n\) al posto di \(n^2\).
  • Quiz del modulo — domande di teoria e problemi a risposta multipla con riscontro immediato. Ogni opzione sbagliata ha la sua spiegazione: se la scegli, ti viene detto quale ragionamento errato porta lì.

Alla fine del percorso c'è una verifica di riepilogo su tutto il programma, con punteggio calcolato alla consegna: dieci domande di teoria e cinque problemi, senza riscontro intermedio.

Ventisette anni, in ordine

Vale la pena tenere presente la cronologia, perché smonta due impressioni sbagliate: che la fisica quantistica sia nata già formata, e che i suoi autori l'abbiano accettata volentieri. Nessuna delle due è vera.

Una raccomandazione sul metodo

Molte affermazioni di questo percorso sembreranno sbagliate alla prima lettura. Non perché siano spiegate male, ma perché l'intuizione che abbiamo costruito su oggetti grandi — palle, onde sull'acqua, pianeti — non si estende alla scala atomica. Il disagio è la reazione corretta, ed è la stessa che hanno provato Planck, Millikan, Schrödinger ed Einstein, ciascuno a modo suo.

Il modo di superarlo non è «immaginarlo meglio»: è seguire gli esperimenti e accettare che la descrizione giusta sia quella che li riproduce. Quando una simulazione contraddice quello che ti aspettavi, quella è la parte utile: fermati lì e chiediti quale assunzione classica stavi usando.

Prerequisiti e convenzioni

Serve saper usare energia cinetica e potenziale, la relazione fra frequenza e lunghezza d'onda \(c = \lambda f\), la conservazione di energia e quantità di moto, e le potenze di dieci. Non serve il calcolo differenziale: dove una derivata sarebbe naturale, il passaggio è enunciato e discusso a parole.

Le energie atomiche si esprimono in elettronvolt (\(1\ \mathrm{eV} = 1{,}602\cdot10^{-19}\) J) e le lunghezze d'onda in nanometri o picometri. Torna utilissima la combinazione \(hc = 1240\ \mathrm{eV\,nm}\), che dà l'energia di un fotone in eV dividendo semplicemente per la lunghezza d'onda in nm. I valori delle costanti usate sono in fondo alla pagina.